Spyros: ora lavoro con Barbieri, domani forse aprirò un ristorante

Seconda parte dell’intervista per il lancio di Cotidie: parla Spyros Theodoridis, vincitore di Masterchef, l’allievo entusiasta che nel nuovo ristorante londinese di Bruno Barbieri sta facendo uno stage di lusso..

Spyros, com’è lavorare a fianco del maestro?
Banale, ma vero: un sogno realizzato. Perché Bruno Barbieri è uno chef eccellente, ma forse è ancora più bravo come insegnante, come si è visto anche in tv. E Londra è meravigliosa.
La tua vita è cambiata con la vincita di Masterchef e tutto quello che è arrivato dopo?
Non più di tanto: mantengo il giusto equilibrio tra il lavoro e il provato. Continuo a frequentare le stesse persone, gli amici di sempre. C’è tempo per tutto, nella vita.
Com’è nata la tua passione per la cucina? C’era qualche cuoco in famiglia?
No, sono il primo; nessuno è appassionato di cucina, a casa. So solo che la prima volta che mi sono trovato a cucinare, mi sono sentito a casa, e da lì è iniziato tutto.
Quali sono le tue influenze in cucina? Solo italiane o c’è dell’altro?
Solo tradizione italiana; amo le ricette poco elaborate, devo capire cosa c’è nel piatto, distinguere tutti gli ingredienti.
Eppure c’è chi dice che è difficile trovare tutte le spezie che hai inserito nelle ricette del tuo libro Cuoco per emozione
Suggerirei di dimenticate il supermercato e andare invece in erboristeria: troverete tutte le spezie che utilizzo, vendute sfuse e di ottima qualità, come il pimento bianco, la polvere d’arancio, il sambuco…
Ne hai già esauditi un po’, ma quale quale desiderio ti resta?
Per il momento mi godo tutto questo: lo stage a Londra, il tour promozionale del mio libro, le altre offerte che arrivano. L’ambizione per il futuro è avere un ristorante tutto mio, vicino a casa, a Modena.

Perché conosco il valore delle mie radici: gli amici, le mie zone, i miei mercati…

(Mia intervista pubblicata su Grazia n 17/2012.)
La foto è di Stefania Sainaghi, che ringrazio

Bruno Barbieri: la mia avventura a Londra con Cotidie

Trasparente come una sfoglia fatta a regola d’arte, quelle che serve ai suoi clienti. Nonostante le stelle (sette, come Gualtiero Marchesi), il successo televisivo come giudice di Masterchef e, ora, un ristorante appena aperto a Londra «nella zona dove abitano Madonna e Paul McCartney», Bruno Barbieri è diretto, immediato, senza sovrastrutture. Molto simpatico, la gioia di ogni intervistatore: un fiume in piena di ricordi, aneddoti, battute. Lo incontriamo a poche settimane dal lancio di Cotidie (50 Marylebone High Street), insieme al suo pupillo Spyros Theodoridis trionfatore di Masterchef, ora stagista di lusso in terra inglese. La sua intervista sarà pubblicata nel prossimo post.
Ambiente elegante e moderno, luci soffuse, quattordici chef in cucina più il maestro «perché io sto sul pezzo, non dirigo solo, sono in cucina tutti i giorni.» Più la mitica Carla Cavina, sfoglina settantenne che una volta al mese prende l’aereo dall’Emilia e sbarca a Londra per impastare. «Sta vivendo una seconda giovinezza, e vedessi come mette in riga tutti in cucina, quando arriva!», scherza Barbieri.

Primo bilancio di questa avventura londinese?
Molto positivo: dal punto di vista economico, è una città viva, che risponde molto bene. C’è ancora molto lavoro da fare però: credevo che la cultura gastronomica italiana fosse più diffusa in una metropoli, e invece ci sono da cancellare anni di pessime pizze e banali spaghetti. Io voglio far conoscere il Made in Italy, che non è solo fashion, ma anche culatello!
Certi stereotipi sono duri a morire…
Esatto. E non è neppure semplice come credevo importare le materie prime, fondamentali. Per garantire l’eccellenza, faccio arrivare dall’Italia il 95% degli ingredienti, pesce compreso. Per dessert propongo un piatto “antico”, le pesche all’alchermes: non ti dico la difficoltà di trovare l’alchermes a Londra, e quello che costa qui! È una grande sfida e sento di avere tutti i riflettori puntati, magari in attesa di un mio passo falso. E poi io sono bolognese, sono un meridionale del nord: ho bisogno di calore, e qui un po’ mi manca. Ma è una città che se hai rispetto e grinta, ti premia.
Infatti la maggioranza delle recensioni è stata molto positiva. Ma come si arriva dalla campagna bolognese e soprattutto senza un talent show a collezionare stelle e conquistare Londra?
Con una lunghissima gavetta! La mia musa è stata mia nonna, che cucinava con una grazia infinita, ma dopo l’imprinting familiare ho girato il mondo per apprendere la tecnica, senza scordare la passione. Prendevo il mappamondo, puntavo il dito e partivo. Un talent forse permette di saltare qualche passaggio, ma è solo una vetrina. Se non metti dentro al piatto quello che sei, il tuo vero io, nessuna tecnica basterà.
Spyros ci ha messo passione?
Sì: ha vinto meritatamente anche perché si è dimenticato delle telecamere. Mentre gli altri, dopo qualche puntata, iniziavano a fare le star, lui è rimasto se stesso, ha ascoltato attentamente i messaggi trasversali dei giudici, ha imparato molto. Non è ancora uno chef, ma lo diventerà. Durante le selezioni sono stato il primo a credere in lui, forse l’unico, e continuo a facendolo lavorare qui con me. Ho avuto molto dalla vita: mi piace pensare di restituire qualcosa aiutando altri a emergere.
Qual è stato l’aspetto sul quale avete lavorato di più durante il reality?
Si mangia anche con gli occhi: gli aspiranti chef all’inizio lo ignoravano, buttavano il cibo nel piatto a caso. Invece bisogna scegliere sempre piatti bianchi, appagare la vista con una bella presentazione. Impiattare è un’arte.
Quali sono le tue influenze in cucina? Solo italiane o c’è dell’altro?
La cucina libanese è eccellente, una continua fonte d’ispirazione. Qui a Londra vado molto spesso al ristorante libanese; ha molte similitudini con la nostra cucina e mi stupisce continuamente.
Con l’apertura di Cotidie ti senti arrivato?
Arrivato mai. Sono qui per restare, ma c’è sempre una nuova sfida e un nuovo ristorante da aprire, magari a Miami.
Quindi c’è ancora un sogno nel cassetto?
Molti, e uno non riguarda il food: vorrei girare un film con Johnny Depp, lo ammiro moltissimo, è un attore davvero versatile. Si trasforma in ogni film come fa un grande chef in cucina. Magari ora che sono a Londra mi capiterà di incontrarlo, se passa di qui (ride).
Se potessi tornare indietro solo per un attimo, cosa faresti?
Forse sacrificherei meno la vita privata: sono molto felice del mio lavoro, ma quando mi trovo da solo davanti alla tv mi manca una famiglia. Ho tre nipoti fantastici, una sorella, ho avuto una madre e una nonna meravigliose. Ma mio padre non c’è mai stato, e forse anche per questo mi è mancato il coraggio di formare una famiglia. E poi sì, se viaggiassi nel tempo, vorrei assaggiare ancora una volta le ciliegie albine dell’albero che cresceva davanti a casa di mia nonna; erano incredibili, tutte bianche, profumatissime.

Sono tornato a cercarlo, ma purtroppo quell’albero non c’era più.

(Mia intervista pubblicata, ridotta, su Grazia n 17/2012. La foto è di Stefania Sainaghi, che ringrazio.)

I ravioli del plin con la stella – Luca Zecchin di Guido da Costigliole

Durante l’Albacamp e la visita nei territori di Langhe e Roero mi sono anche goduta una cooking class di Luca Zecchin, chef del ristorante stellato Guido da Costigliole. Argomento? I ravioli del plin ovviamente, piatto ultra tipico ed eccellente sempre, con qualunque condimento.
Ovviamente, non è una ricetta per principianti: lo chef dà per scontate molte cose, tra cui il fatto che siate in grado di tirare una sfoglia decente e di calcolare a occhio noce moscata sale, parmigiano eccetera. Ma d’altronde se anche mia madre, che stellata non è, quando mi dà una ricetta è tutto un “un pugnetto di questo, una manciata di quell’altro, e poi quando è cotto lo vedi”, non possiamo pretendere il dettaglio, no?

Quindi facciamo uno strappo alla regola, perché è una ricetta assolutamente non fitu faetu, anzi: ci vuole parecchio tempo. Però ve la regalo. Se ci provate, ditemi poi com’è andata. Ah: le dosi sono molto abbondanti, anche se ho dimezzato quelle della ricetta originale, nata per il ristorante. Però, visto che farli è uno sbattone mica da poco, già che vi ci mettete abbondate anche voi e poi surgelate. Leggi l’articolo completo

Spaghetti di Gragnano al pesce (ex fondue chinoise)

Poniamo che, come mi succede spesso, quando acquistate il pesce vi facciate guidare più dalla gola che dal numero dei commensali, e finiate per portare a casa provviste ittiche per utto il condominio. Poniamo che, dopo una bella serata a base di fondue chinoise, vi siano avanzati un po’ di cubetti di pesce misto, gamberetti, eccetera.
Bene: conservateli in frigo in un contenitore ermetico e gioite perché avrete un primo rapidissimo e ottimo per il giorno dopo (non di più). Oppure surgelateli e tirateli fuori dal cilindo una di quelle sere in cui aprite il frigo e sentite l’eco.
Piccolo suggerimento: più il sugo è delicato e veloce, più la pasta è importante. Questa volta io ho fatti gli spaghetti del Pastificio Gentile di Gragnano, conosciuti durante uno degli Eventi pastiferi; ecco, fanno la differenza.
Pronti? Leggi l’articolo completo

Albacamp: un giro tra le Langhe e il Roero

Allora: sì, ha piovuto. Purtroppo la tre giorni nella Langhe per l’Albacamp e la scoperta del magnifico territorio, organizzata dall’Ente del turismo locale non è stata baciata dal sole, per usare un eufemismo. Ma ci siamo divertiti (e molto) lo stesso, anche perché la campagna ha un certo fascino, quando c’è la bruma. Qui c’è la mia presentazione: Viaggi e sinestesie. E a seguire un po’ di appunti di viaggio. Se volete la full story, seguite su twitter gli hashtag #Albacamp e LangheRoero2012.

Iniziamo dalla meraviglia delle meraviglie: il Relais San Maurizio, magnifico resort creato in un antico convento, che ospita una Spa e il ristorante stellato Guido da Costigliole.

Non ha ancora più fascino con questo cielo? Leggi l’articolo completo