Cosa fare in val di Fiemme, cosa bere in Val di Cembra

Ho conosciuto la Val di Fiemme grazie a un’amica che lì vive e lavora. È stata una parte importante della mia rieducazione alla montagna. Nata al mare, ho sempre creduto di non amare i monti. Quando, non sopportando il freddo (ed essendo pure una discreta pippa) ho smesso di sciare, per me la montagna ha cessato di esistere.
E invece. Ho scoperto le passeggiate, l’aria, i panorami, il cibo (il cibo!) gli hotel bellissimi, l’ospitalità che, ahimè, è così difficile da trovare nella mia Liguria. Montagna: cammino per chilometri, mangio benissimo, dormo come un pupo. E la famiglia la pensa come me. Come avevo fatto a privarmene, fino a quel momento?
Se andiamo d’inverno, è una win-win situation: gli altri due sciano, io cammino per chilometri. Sola. Nel silenzio. Potete immaginare nulla di più rilassante? D’estate, ci sono le passeggiate tutti insieme (e le piscine). Questa volta però vi consiglio di andarci nella famosa ‘mezza stagione’. Perché in Val di Fiemme hanno preparato i Green Weekend, finesettimana bellissimi per tutta la famiglia: dalle arrampicate sugli alberi modello Barone Rampante, alle bici elettriche, alla full immersione di yoga. Con offerte interessanti: se volete festeggiare la prossima fine della scuola o non riuscite ad aspettare le vacanze (io no: quest’anno sono esausta) le trovate qui.

Ora, i consigli.
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Degustazioni: bisogna raccontare il vino e non solo versarlo

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Circa cinque anni fa sono stata invitata a un evento – un Camp, per i nostalgici  – ad Alba, a parlare di viaggi ed emozioni. Mi avevano chiesto una breve presentazione per suggerire un modo diverso di raccontare i luoghi (attraverso i colori, i profumi, i sapori). Una sinestesia che non si riferiva ovviamente al fenomeno neurologico, ma alla figura retorica amata dai poeti, interpretata in senso ancora più allargato. Le slide, sufficientemente vintage, sono ancora online qui.

A tavola, nei miei viaggi, nel bicchiere cerco da sempre quell’incrocio bellissimo di sensazioni che unisce non solo i cinque sensi, ma anche la memoria (sì, la madeleinette di Proust). Quelle sensazioni che ho ritrovato da quando degusto il vino in modo, diciamo, professionale, dopo aver superato l’esame per sommelier. Anche se più assaggio e più mi rendo conto che la strada da fare per crearmi un archivio di sensazioni e punti di riferimento è ancora lunghissima.

Questa introduzione per dire che cerco di degustare il più possibile, a casa e fuori, di partecipare ai tanti eventi che vengono organizzati da AIS e da altre realtà. E che mi sento di dare qualche consiglio di produttori. Continua a leggere