A scuola l’integrazione passa anche attraverso il cibo

Siccome non riesco a partecipare molto alla vita della scuola materna di mia figlia causa lavoro, almeno faccio parte della Commissione mensa. Il che significa fare il gatto di corte, ossia andare almeno una volta al mese a mangiare con i bimbi, degustare i manicaretti di Milano Ristorazione, valutarli, vedere se i bambini li mangiano o li buttano e compilare un report. Interessante e utile, anche se i miei punti di riferimento sono decisamente diversi da quelli di molte altre mamme che tendono a dire “è buono, va bene” di qualunque cosa. D’altro canto per la maggior parte delle genitrici con cui ho parlato, “dargli il pesce” significa servire i bastoncini findus, e capite allora che con me non ci può essere dialogo. Capisco bene che una refezione scolastica non possa essere al livello di uno stellato (ma anche di un ristorante medio), però siamo proprio sicuri che la pasta debba arrivare per forza stracotta, il sugo di pomodoro asciutto come una manciata di sabbia e l’olio per condire l’insalata debba essere trapsarente e insapore? Mi sembra che come in tante altre cose manchi quel piccolo sforzo supplementare che potrebbe rendere tutto (un po’) migliore. E non è affatto vero che per i bambini ‘è tutto uguale’. Educateli al gusto, e vedrete come lo sanno riconoscere.
Ok, fatto il pippone, volevo invece segnalare un’iniziativa molto bella che ricorda quanto il cibo sia cultura e come, attraverso la tavola, si possa favorire l’integrazione.
Si chiamano appunto Giornate dell’integrazione, ecco il volantino.

Giornate dell'integrazione 2013

Bello, no?
Secondo la mia cinquenne il suo compagno cinese Jerry era felicissimo della prima giornata di sperimentazione con i ‘suoi’ cibi. Lei, invece, da grande amante dell’etnico, ha avuto ovviamente da ridire:

“Mamma, c’erano le carote nel riso cantonese, ma ti rendi conto? Non ci vanno!”.

D’altronde, è quello che ti succede a tirare su una figlia come una piccola gourmet (ne sono orgogliosa, va detto).
Io mi sono prenotata per il pranzo peruviano. Vi sarà sapere, però intanto bravi tutti per l’iniziativa. Nonostante le carote nel riso cantonese.

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Le mie fajitas casalinghe

Ok, è finito il caldo e l’unica cosa buona è che posso iniziare di nuovo a cucinare piatti che si sposano male con i 40 gradi dell’estate appena trascorsa.
Come ad esempio le fajitas, che ho iniziato ad apprezzare durante un viaggio in Messico tanti anni fa, ho cercato in vari ristoranti messicani e poi ho imparato a fare da sola per essere autonoma nei miei craving da cucina etnica. Le adoro perché sono facili, divertenti, colorate e, se si dosano le spezie, perfette anche per i bambini.
Disclaimer: se siete cultori della cucina messicana, siete messicani o avete un parente di Acapulco, beati voi, ma sappiate subito che questa non è la ricetta originale delle fajitas; è solo il modo in cui le faccio io dopo aver sperimentato varie preparazioni; quello che trovo più semplice e gustoso. Continua a leggere