Le delusioni al ristorante. E il dispiacere

Ci vorrebbe Ramsay o almeno il nostro Cannavacciuolo. In quanti ristoranti li avreste mandati? Io in tantissimi. Perché sarà che quasi tutto quello che mi piace so cucinarmelo da sola, sarà che cècrisi e ti scoccia ancora di più buttare via soldi in una pessima cena, sarà che è sempre più difficile trovare un ristorante decente – niente di trascendentale: servizio accettabile, piatti decorosi, materie prime fresche, pochi piatti ma ben preparati – ma io i due castigaristoratori li manderei a controllare davvero tanti posti.
Questa volta, poi, si è aggiunto il dispiacere. Perché se hai una pescheria in un posto di mare e decidi di aprire anche un ristorante che, ovviamente, ha un menu basato sui prodotti freschi che arrivano direttamente dalla pescheria, appunto, non puoi uccidere il pesce con ricette surreali.

Parlo di Sapori di mare, qui a Finale Ligure. Tu dici: perché non scrivi una pessima recensione su Tripadvisor, sì, magari lo farò, ma si tratta di una cosa diversa: non m’interessa stroncare tanto per, c’è proprio il dispiacere di  vedere gettare via delle potenzialità splendide. Una pescheria con ottimi prodotti, provata più e più volte, non solo: con un proprietario competente che ti sa consigliare a seconda della stagionalità e ti propone sempre l’alternativa locale – lasci perdere il tonno dell’oceano indiano, prenda questa palamita e mi dirà – e ha sempre ragione.
Una location deliziosa, in una piazzettina che si apre a sorpresa da un vicolo, uno slargo dove trovi l’essenza stessa della Liguria – il monte alle spalle, il mare a pochi metri che respiri, i panni stesi, le palme, i balconcini. Sembrano le quinte di un teatro.
E poi, l’incomprensibile. L’anno scorso, in lista seppie alla griglia con purè (possiamo evitare il purè, per favore? No, il piatto è così, leggi fra le righe: è già pronto e impattato da un paio d’ore, lo riscaldiamo). Quest’anno decidiamo di dare una seconda possibilità (Con quel ben di dio di pesce fresco che arriva dalla pescheria, avranno imparato, no? No).
E’ tutto pastrocchiato, troppo condito, troppo unto, tutto che sembra fatto apposta per coprire il gusto del pesce. Dai taglierini allo scoglio annegati in olio e zafferano fino al non plus ultra: lasagne con porri e capesante. Io le ho ordinate perché il mio cervello si è rifiutato di credere che fossero le lasagne con la besciamella; pensavo alle lasagne quadrate genovesi, i gloriosi mandilli de saea (qui li vedete al pesto).

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No. Era una mattonella di lasagna preparata chissà quante ore prima (la besciamella rensenita, come si dice a Genova, ossia asciutta e spaccata, la diceva lunga), pesantissima, untissima, con dentro delle povere capesante gommose. Le capesante. Quei delicatissimi molluschi che se li lasci un minuto di troppo sotto al grill diventanto chewing gum. Quelli che, se esageri con il condimento, uccidi senza pietà. Quelli che danno il meglio con un filo di olio e basta. Annegati in un mare di formaggio e porri stracotti.

Ecco, il dispiacere. Il dispiacere per il pressapochismo, le cose che potevano essere e che non furono, il fatto che intanto qui è estate, c’è un sacco di gente e i tavoli sono comunque tutti pieni, l’idea che ‘facciamo la stagione tirando il più possibile e poi chissenefrega’. Ma anche una domanda. Come è possibile cucinare per mestiere e non essere in grado di preparare un piatto di pesce decente?
Peccato davvero, peccato soprattutto perché avrei potuto avere un ottimo ristorante di pesce sottocasa, e invece andrò in pescheria e me lo cucinerò da sola.

Sono io? O anche voi collezionate delusioni e trovate sempre più difficile scoprire dei ristoranti che valgano la pena?

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9 thoughts on “Le delusioni al ristorante. E il dispiacere

  1. Cara Barbara sono proprio dispiaciuta, è vero che il momento è difficile, ma così peggioriamo la situazione della ristorazione italiana. Per fortuna però ci sono ancora insegne giuste che resistono e che lavorano per un futuro migliore, buona vacanza e come sempre a “pesto” a Camogli MR

  2. Hai ragione, Barbara, è proprio un vero peccato. Spero e confido tanto nella rete e nelle recensioni degli avventori che finora si sono rivelate sempre molto utili. Per questo scrivi assolutamente una recensione su Trip adivsor: chissà che finalmente non lo capiscano! Per me poi è fondamentale: io mi sto impigrendo sempre più sul cucinare a casa mentre mi fa davvero piacere andare fuori e sono un’assiduissima di Trip Advisor ;-)

    • Ah guarda, io con il fatto che cucinare mi piace pure, mi sono data la zappa sui piedi da sola, ma sempre più volte, davvero, ci diciamo: ma perché non ce ne siamo stati a casa? Anziché un piacere, il ristorante è diventato un percorso a ostacoli

  3. Non so tu, ma io non ho mai visto tanti chef(s) come negli ultimi anni, chef che arrivano alle semifinali di masterchef e non sono capaci di sfilettare un pesce OMG… A me il pesce non piace, salvo qualche raro caso, non per niente ho fatto due corsi di cucina di pesce proprio perchè non sapevo da dove cominciare, ma non per questo mi sento nè uno chef nè un cuoco nè un sous chef sono uno che cucina (raramente a casa) a volte mi viene tutto eccelso, da leccarsi i baffi, a volte sarebbe tutto da buttare nel bidone, ma mi guardano e mi dicono no dai non è poi così male. La differenza sta tutta qui chi apre un ristorante deve essere in grado di far uscire dei piatti buoni, molto buoni , decenti non è abbastanza per quelli potete venire a casa mia gratis .
    Mio padre panettiere di lungo corso diceva “da cosa distingui un professionista ? dal fatto che fa le cose bene, si ma soprattutto che le fa sempre bene”.

    • Esatto, credo anche io la differenza sia quella: non si chiede l’eccellenza (se c’è, ben venga, ovvio), ma uno standard almeno decoroso, sempre. Cannavacciuolo nell’intervista mi diceva proprio questo: pressapochismo, gestione familiare nella peggiore delle accezioni (ho lo zio falegname disoccupato, lo metto nel ristorante…), sono fra i mali più diffusi

  4. Pingback: La Liguria non è un paese per turisti, relodead | Blimunda

  5. vivo in toscana ahimè e trovo solo posti così. sostiutisci solo pesce con carne di maiale e cinghiale e poi trovi scarsa attenzione alla qualità, all’igiene e al cliente. non so se dare la colpa alla crisi o alla poca abitudine ad attrarre clienti abituali ma solo turisti da una volta nella vita e mai più o semplicemente alla cialtronaggine dei ristoratori.

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